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Una via per ricordare Antonio Lorusso, vittima innocente

antonio lorusso

L’Associazione Libera, presieduta da Don Ciotti, il 21 marzo, primo giorno di primavera, da venticinque anni, celebra la “ Giornata della Memoria e impegno” per ricordare le vittime della mafia e organizza ogni anno la marcia nazionale a tema in una diversa città e manifestazioni parallele in tutte le città d’Italia. Lo slogan dell’edizione 2021 è “A ricordare e rivedere le stelle”. Avere memoria e poter rivedere la luce (come dice Dante) oltre la realtà che stiamo vivendo per dar vita a un futuro migliore.

Il nostro Comune ha aderito anche quest’anno e ha dedicato l’iniziativa alla vittima ruvese della mafia Antonio Lorusso (a cui è intestata anche una via della nostra città) morto  in un attentato a Palermo il 5 maggio 1971. Noi alunni della 2 Cs da remoto, abbiamo seguito l’iniziativa organizzata dal Comune con gli interventi del Sindaco, dell’Assessora alla cultura e del figlio della vittima.

Salvatore Lorusso ha tracciato il ritratto del padre Antonio. “Uomo semplice – egli ha detto – che ha fatto il suo dovere senza compromessi come tutti dovremmo fare, perché il contributo di ognuno può determinare la corretta esistenza di tutti. Non eroe – ha sottolineato – perché i veri eroi sono coloro che sopravvivono: genitori, figli, mogli, come sua mamma che giovanissima ha dovuto rimboccarsi le maniche vivere i disagi che la vita comporta con la sofferenza nel cuore per la perdita della persona cara e con la responsabilità di educare i figli”. Egli aveva solo due anni quando il padre è stato ucciso e ha raccontato la sua vita come gli è stata trasmessa dai suoi. Prima sottoufficiale nel Battaglione dei Granatieri di Sardegna, poi agente di custodia assegnato alla procura della Repubblica di Palermo come autista e scorta del procuratore Palmeri e poi Pietro Scaglione, con cui perse la vita.

Uomo del dovere, rinunciò alla carriera perché sentì il bisogno di servire lo Stato in difesa della legalità che oggi, come ieri, è il fondamento della società. La scuola, presidio della legalità, è impegnata in prima linea nella sua difesa perché deve educare le giovani generazioni, gli uomini di domani all’integrità morale, alla giustizia, alla valenza dei diritti e anche dei doveri, insomma al rispetto delle regole. Quando questi valori diventeranno uno stile di vita, sarà vinta la mafia, malattia dell’animo umano che dilaga divenendo male sociale e prospera sulla violenza, sulla protezione di ogni attività, sul traffico della droga e su una rete complessa di amici collocati nei posti giusti.

Michele Grosso, 2Cs