Quel brutto mostriciattolo chiamato Covid-19

Il COVID-19 è entrato con una tale violenza e prepotenza nella nostra vita grazie alla globalizzazione, ma proprio il suo ingresso ha mostrato al mondo il tallone di Achille del ‘villaggio globale’. I traffici  aerei e navali verso i paesi più colpiti dal COVID-19 sono stati interrotti frenando bruscamente la circolazione delle merci e dei beni…l’economia mondiale è al collasso.

Il diffondersi del Coronavirus ha spinto gli Stati a severe restrizioni, vietando la  libertà di movimento delle persone anche all’interno dell’Unione Europea e interrompendo pro tempore la Convenzione di Schengen. In un mese, gli accordi europei, che volevano garantire la solidarietà tra i popoli in nome del superamento degli egoismi nazionali, sono stati soppressi.

Nello stesso tempo i muri innalzati dalla paura e dal pregiudizio crollano quando in televisione ci mostrano le immagini dell’arrivo di materiale e personale sanitario proveniente dalla Cina pronto a supportarci e a fornirci preziosi consigli o dinanzi alle generose manifestazioni di aiuto da parte di altri paesi.

In realtà il nostro terribile e invisibile mostriciattolo è nell’aria e attraversa anche le frontiere, perché non ha bisogno di nessun passaporto. E’ entrato nella nostra vita in modo rapido e deciso. Ha stravolto tutto: le nostre abitudini, le nostre emozioni, i nostri pensieri, le nostre certezze. Il tempo non corre più come prima! Le corse mattutine per andare a scuola, i pranzi veloci sembrano ormai un lontano ricordo! Eravamo convinti di poter controllare tutto con il progresso scientifico e tecnologico, ora non sappiamo neanche se ci sarà un domani. Se da una parte sembra che il virus abbia cancellato il tempo, perché in un mese ha messo in crisi le certezze che l’uomo ha raggiunto dopo tanti secoli di studi e ricerche, dall’altra  proprio le conoscenze acquisite,  la statistica, la velocità con cui  viaggiano le  informazioni hanno permesso di ‘controllarlo’

Anche se viviamo nel XXI secolo, il racconto di Manzoni sulla peste che tra il 1629 e il 1633 ha flagellato la Lombardia è diventata la cronaca di quello che sta accadendo in questi giorni.Proprio il quadro manzoniano che descrive il comportamento della folla a Milano ci aiuta a capire che non serve lasciarsi trascinare dalle paure collettive non serve fare la “caccia all’untore”, perché purtroppo sono frutto dell’irrazionalità, non accettabile nel tempo attuale. Al contrario dobbiamo mettere da parte la paura e trovare in tutto ciò che sta accadendo gli aspetti positivi.

Infatti in questo periodo, in cui non posso andare a scuola, ho scoperto e ho imparato ad apprezzare il valore della tecnologia, perché senza di essa il distacco fisico dagli altri sarebbe stato sicuramente più pesante. Grazie alla didattica a distanza, invece, riesco ad ascoltare le voci dei miei insegnanti e dei miei compagni, anche se il tempo prolungato di attività al computer mi crea stanchezza alla vista e  difficoltà di concentrazione. Ho imparato ad apprezzare i piccoli gesti quotidiani che caratterizzano la mia giornata e che ora mi mancano: il percorso casa-scuola, le passeggiate con le amiche, il lauto pranzo della domenica a casa dei nonni…

Ho scoperto quanto sia importante stare vicino ai nostri cari e quanto valore ha una stretta di mano ora che è vietato ogni contatto fisico.

Ho apprezzato anche la grande solidarietà della mia Nazione in questo momento di difficoltà: sono terminate le noiose  polemiche politiche; il sud dell’Italia ha mostrato grande collaborazione nella soluzione delle difficoltà sanitarie, incontrate dal Nord della nazione.

Ho sperimentato che grazie ai social siamo tutti connessi e che non esistono confini fisici, anzi la diffusione capillare di video scherzosi ci aiuta a sorridere su questa situazione così drammatica.

Allora il mio motto per l’Italia dice: ANDRA’ TUTTO BENE

SE RESTO A CASA

MA CONNESSI INSIEME!

Luciana Chieco, 3F “Cotugno”

 

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