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La stella di Domi, per un futuro migliore

“Per noi, ogni giorno è il 5 marzo. Ci svegliamo con la morte nel cuore ma portiamo avanti il suo nome per noi e per lui”. Sono queste le parole con cui Lea Martimucci racconta le sue giornate dopo la morte di Domenico Martinucci, suo fratello, portato via dalla mafia ad Altamura.  

domi

Oggi 25 marzo 2021, noi ragazzi, accompagnati dal D.S. Prof Catalano e dai nostri docenti, abbiamo partecipato ad un incontro molto toccante che aveva per argomento le vittime innocenti di mafia. Ci sono state due reali testimonianze, Lea Martimucci e Roberto Campanelli, che ci hanno spiegato come la crudeltà mafiosa ogni giorno ci passa accanto con aspetto gentile e innocuo: 

Lea Martimucci è stata la protagonista di questo incontro attraverso il ricordo di suo fratello, Domenico Martinucci, di Altamura, che un giorno come tanti ha perso la vita a causa di un attentato commesso da due ragazzi ventenni mandati in quel luogo. Lei racconta così:  

“Era il 6 marzo di 6 anni fa. Era una giornata un po’ strana ma tranquilla, fredda e piovosa. Quel giorno Domenico non andò agli allenamenti di calcio come era solito fare. Era un ragazzo che viveva per i suoi amici, e amava la musica e l’arte. Restò in pigiama fino a tarda sera ed erano circa le 23:00 quando chiamò i suoi amici perché voleva fare una passeggiata, ma nessuno poteva. Decise di andare in un locale tranquillo nel centro di Altamura dove era stata trasmessa la partita Juventus-Fiorentina di Coppa Italia, per questo c’erano anche dei papà con i loro bambini. Domenico stava ascoltando la musica con le cuffiette e si stava dondolando sulla sedia. In TV andava in onda il programma “Tiki Taka per commentare la partita… Alcuni ragazzi giocavano a burraco, altri erano sotto una finestra e dormivano. Alle 24:14 due ragazzi della stessa età di Domi posizionarono un ordigno con 800g di tritolo sotto un’altra finestra del “Green Table”: 7 feriti gravi e Domenico era steso sul pavimento con ancora le cuffiette nelle orecchie. L’esplosione gli aveva procurato uno squarcio nella testa. Fu trasportato con urgenza al Policlinico di Bari. Per i successivi 5 mesi subì 11 operazioni. Ogni giorno avevamo un’ora per fargli visita dietro un vetro. Anche i suoi amici gli erano sempre vicini e al telefono gli raccontavano barzellette e lo incitavano. Non dicevano nulla che avrebbe potuto farlo stare male come una sconfitta della Juve. I dottori dicevano che eravamo pazzi nel vedere che ci mostravamo felici davanti a lui, anche se in realtà eravamo terrorizzati, e non volevamo che lui lo sapesse.” 

Lea piangeva, e anche noi… Tutto questo ci ha fatto riflettere che un ragazzo così vicino e simile a noi, appassionato delle cose che ci piacciono come il calcio e la musica, innocente, sia stato piegato dall’odio e dall’invidia.  

Lea ci ha anche raccontato che suo fratello era infatti una promessa del calcio ed è riuscito a tenere duro per i 5 mesi successivi all’attentato grazie alla forza fisica di cui era dotato.  

Dopo quell’episodio nel locale in centro è stata fondata un’associazione “NOI SIAMO DOMI” che doveva aiutare Domenico a sopravvivere ma che oggi aiuta tutti coloro che hanno difficoltà a causa della mafia che ogni giorno avanza sempre più nelle nostre vite. Questo l’ha detto anche Lea, con le lacrime che le rigavano il viso: “Domi non era nel posto sbagliato al momento sbagliato e non c’era nemmeno un posto dove la bomba doveva essere posizionata. Il problema di questa società è il male che si nasconde per poi spezzare vite in modo da affermare il proprio potere, per dire che qui comando io”. Lea ci ha anche raccontato che Domenico è stato portato in Austria per cercare cure più promettenti ma “Domi è salito in cielo tra i monti di Innsbruck” e che quando doveva fare un’operazione lei e gli amici lo aspettavano nel giardino dell’ospedale recitando rosari e aspettando la chiamata del termine dell’operazione.  

Anche Roberto Campanelli, referente dell’associazione “LIBERA” nata negli anni ’90 per le vittime innocenti di mafia che oggi sono 1030, ci ha fatto riflettere molto soprattutto con un’affermazione: Noi non siamo eroi, e nemmeno le vittime innocenti di mafia lo sono. Questo perché gli eroi sono qualcosa di soprannaturale con poteri incredibili mentre noi siamo persone comuni che lottano per persone altrettanto semplici che non hanno più la voce”.  

Abbiamo poi proposto alcune domande a Lea:
Preferiresti avere ancora tuo fratello con te oppure aiutare gli altri nel suo nome?
“Ci manca”. Poi ha pianto. – Come l’hai saputo? “Sono stata la prima a saperlo da una mamma di un’amichetta di mia famiglia che mi ha detto dell’esplosione. In due minuti l’ha saputo tutto il mondo perché Domi aveva amici ovunque e ho mandato i miei cugini a casa dei miei genitori e ho avvisato mia sorella, incinta di nove mesi, avevo paura”.
Hai perdonato quei ragazzi? “No e penso che non lo farò mai. I loro genitori sono i nostri vicini di casa. Li vedo ogni giorno. Non hanno mai chiesto scusa. Ora quei ragazzi sono in carcere e ci resteranno per i prossimi vent’anni”.
 

Anche Roberto è intervenuto raccontando come gli assassini siano caratterizzati dall’istinto di non pentirsi mai e di andare avanti con la propria vita nonostante tutto. L’attentato non nasceva con l’intento di uccidere Domenico, ma “solo” intimidire il padrone del locale perché era stato aperto da un ex dipendente in un’altra sala giochi del boss, ma il male ha travolto tutto.   

Entrambi gli ospiti sperano che Domenico Martimucci sia quella persona da amare, in cui credere e la sua storia un punto di partenza per creare una società giusta e sicura.  

E ora, quando vediamo una stella luminosa in cielo, pensiamo a tutti coloro che, come Domi, hanno lottato contro un mostro battibile con unione, costanza, attenzione e sincerità. 

Asia Aruanno, 3F redazione