Intervista immaginaria, ma non troppo

L’emergenza Covid ancora persiste, anche se siamo nella fase 2… Molti ancora non si rendono conto della gravità della situazione: si crede che il peggio sia passato e per questo ci si sente liberi di uscire, di incontrare gli amici, senza l’utilizzo delle mascherine che possono sembrare “poco eleganti”. Molte sono le persone che però continuano a lavorare in prima linea, anche se i giornali iniziano a dare più spazio alla ripresa del campionato piuttosto che a questo. Sono chiuso in casa da oltre 2 mesi e quello che mi resta è l’immaginazione, arricchita dalle notizie di quello che avviene lì fuori, che solo la TV può darmi. E’ stata proprio questa immaginazione a farmi entrare nei panni di un giornalista, impegnato a Bergamo, in un’intervista con un medico. Io non sono un giornalista, l’intervista non è reale ma reale è sicuramente l’impegno che persone come “Rina” ancora ci mettono per affrontare la pandemia. Il messaggio di “Rina” è il messaggio di tutti i medici; il mio è quello di sensibilizzare all’attenzione. Il Covid-19 non è ancora solo un ricordo…

Ora la linea passa a Federico Terlizzi, il nostro inviato dall’ospedale COVID di Bergamo.

Federico: Buonasera! Siamo qui a Bergamo, davanti all’ospedale COVID, struttura mobile approntata qui solo pochi giorni fa, a causa dell’aumento dei contagi. Arrivano nuovi medici volontari ogni giorno. Eccone uno. Buonasera!

Rina: Buonasera.

Federico: Innanzitutto, come si chiama?

Rina: Rina XXX. Ma possiamo darci del tu! Il “lei” in questa occasione di emergenza è quasi dimenticato… abbiamo necessità di sentirci amici, compagni d’avventura, per sapere che ognuno di noi può fidarsi e contare sull’altro…

Federico: Capisco… Allora, riprendiamo… Ciao Rina! Innanzi tutto vorrei ringraziare te e tutti quelli che, come te, sono in prima linea, per affrontare, e si spera sconfiggere, questo virus che ormai da mesi ha colpito il mondo. Come ci si sente a essere qui, lontano da tutti i suoi…scusami… i tuoi cari?

Rina: Sono pugliese, vengo da un piccolo paese della provincia di Bari; stare qui, senza nessuno della mia famiglia è dura, quello che mi manca di più è stare con i miei figli. Ma è necessario per la salvaguardia della loro salute. Anche i medici che vivono qui, d’altronde, non vedono i propri cari per evitare il rischio contagio. Per me forse è meno doloroso. Aspetto la fine del turno per la tanto attesa videochiamata con loro. Nell’ospedale siamo più di 200 e il nostro pensiero più grande è salvare quante più vite possibile. Ogni sera, quando torno a casa, la prima cosa che faccio è pregare; prego Dio di aiutarci a tornare presto alla normalità.

Federico: Certo… Salutiamo i tuoi figli che si chiamano…

Rina: Vincenzo e Giuseppe

Federico: Allora un forte abbraccio a Vincenzo e Giuseppe. Siate orgogliosi della vostra mamma! Potresti raccontarci cosa succede negli ospedali, come si vive tra tante persone contagiate?

Rina: Noi lavoriamo 12 ore al giorno, e trascorrere queste ore tra persone colpite da un virus mortale non è molto confortante. Non ci sono i mezzi  per curare tutte le persone e ogni giorno i morti sono dai 20 ai 50. Vedere così tante persone morire davanti a te è un colpo al cuore. Anche perché, con il trascorrere dei giorni loro ti parlano e tu impari a conoscerli… Noi ce la mettiamo tutta: sono soli, e quindi il nostro compito non è solo quello di curarli, ma anche quello di confortarli. Ci sono coppie di anziani, ricoverati in reparti differenti…quando uno ce la fa e l’altro no… (gli occhi si fanno lucidi). Ci sono mamme, papà, nonni… soprattutto i nonni hanno nostalgia dei nipotini; e allora li mettiamo in contatto con loro tramite i nostri telefoni, a volte più all’avanguardia dei loro… (questa volta scappa un sorriso); vedere i propri cari, seppure da un piccolo display, aiuta… aiuta ad essere forti, ad impiegare tutte le forze per farcela e tornare da loro!

Federico: Sarà enorme il bagaglio di esperienze ed emozioni che porterai a casa, al tuo ritorno… C’è qualcosa che vorresti dire a chi ci sta guardando da casa?

Rina: Certo! Colgo l’occasione per ricordare a tutti coloro che pensano che in questa “fase 2” si possa fare “quello che si vuole”, che non hanno capito niente! Scusami la crudezza, Federico! Ognuno di noi deve fare dei sacrifici…e non credo che restare a casa possa essere considerato tale… Se si pensa che restare a casa possa aiutare ad avere sempre meno contagi, si deve fare! La nostra paura sta in un ritorno all’aumento di contagi; il nostro terrore sta nel dover scegliere tra chi salvare e chi no… Quindi, ve lo chiedo per favore, aiutateci ad aiutarvi! Serve un sacrificio per uscirne al più presto.

Federico: Grazie per i tuoi consigli e per le tue testimonianze. Buon lavoro, buona fortuna! E che tu possa rientrare al più presto a casa!

Rina: Grazie a te.

Federico: Qui da Bergamo è tutto, linea allo studio.

Federico Terlizzi, 3A

 

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