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Paura, morte e speranza… in una sola parola Covid-19

Pensieri liberi 

La nostra vita all’improvviso cambia, cambiano le nostre abitudini, il nostro modo di vivere… Tutto ciò che ci circonda assume forme diverse. Noi ragazzi stiamo imparando a comprendere come la vita, ex abrupto, può cambiare dall’oggi al domani, mentre i nostri genitori e i nostri nonni, abituati a ben altri sacrifici comprendono meglio ciò che sta accadendo e con il loro esempio, fortunatamente, ci sono vicini. Stiamo sperimentando nuovi modi di vivere che salvaguardano la nostra vita e il nostro futuro. Stiamo imparando, per dirla come il pedagogista bitontino G. Modugno, “la scienza della vita”. Per noi giovani abituati alla frequenza  scolastica quotidiana sembra un paradosso: non poter uscire, non potersi incontraretutto obbligatoriamente da fare per il bene comune. 

Apprezzare e comprendere che la salute è un bene prezioso da tutelare ci sembrava un concetto scontato, ma ora, in questa situazione, comprendiamo che la leggerezza o la superficialità con cui abbiamo affrontato fin qui la nostra vita, deve lasciare il posto ad una maggiore consapevolezza. 

Ogni giorno apprendiamo dai mass-media notizie sconfortanti: chi si ammala e muore,  senza poter ricevere l’ultimo saluto dei propri cari, lontani e soli in un letto d’ospedale, confortati da uomini e donne coraggiosi e speciali: medici ed infermieri che regalano a chi lascia questa terra “l’ultimo sguardo d’amore”. 

Passare tanto tempo in casa offre, comunque la possibilità di impiegare il tempo a disposizione in modo adeguato e opportuno attraverso la lettura di libri, giornali, ricerche in Internet che tengono la mente allenata e attiva. Stiamo imparando ad essere ancor di più uniti nella preghiera, a cercare nella famiglia e  tra i nostri amici la speranza che non deve mai mancare. Comprendiamo che l’umanità è un’unica grande famiglia accomunata dai sentimenti, dai valori e dalle capacità di ciascuno che devono essere poste a servizio dell’altro. 

 All’emergenza sanitaria si aggiunge la crisi economica: la gente non lavora, non guadagna e i mercati si fermano. A pagare il  tributo più alto sono i più poveri. È fondamentale essere uniti nell’aiutare il prossimo: i centri Caritas ed umanitari si adoperano affinché ci sia un pasto per tutti gli indigenti ognuno di noi deve fare la sua parte.  

Noi alunni, con le nostre famiglie, stiamo apprezzando l’opportunità che il nostro Dirigente Scolastico ci ha offerto permettendoci  di continuare le attività didattiche attraverso la piattaforma Microsoft Team. In questo modo non perdiamo il ritmo dell’attività scolastica quotidiana, siamo in contatto con  docenti e compagni quasi come fossimo in classe e, impegnando i nostri docenti ad un “superlavoro, la nostra formazione culturale è salva. Mentre noi studenti cerchiamo di “fare la nostra parte” secondo quanto imposto dalle autorità competenti, ci sono tuttavia  persone che continuano ad uscire e a non rispettare le regole sottovalutando le conseguenze di comportamenti inadeguati. Non ci si rende conto che in questa maniera si allungano i tempi di attesa, di guarigione e di ripresa e  si rende meno efficace il lavoro di chi in prima linea sta lottando continuamente per salvare vite umane. 

“Penso positivo” diceva Jovanotti in una sua canzone ed è quello che dobbiamo sperare per l’umanità. 

Concludo con una poesia di Kathleen O’Meara che risale all’800, ma attuale più che mai, in questo periodo: 

Guarire 

E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò
e ascoltò più in profondità
qualcuno meditava
qualcuno pregava
qualcuno ballava
qualcuno incontrò la propria ombra
e la gente cominciò a pensare in modo differente
e la gente guarì. 

E nell’assenza di gente che viveva
in modi ignoranti
pericolosi
senza senso e senza cuore,
anche la terra cominciò a guarire
e quando il pericolo finì
e la gente si ritrovò
si addolorarono per i morti
e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni
e crearono nuovi modi di vivere
e guarirono completamente la terra
così come erano guariti loro.
(Kathleen O’Meara) 

Gli ultimi due versi: “E guarirono completamente la terra, così come erano guariti loro” è un grido di speranza, conforto, attesa di una luce che brillerà più di prima. 

Chiara Minafra, 3F “Cotugno”