Incontro con la scrittrice italosiriana Asmae Dachan

Oggi, 14 novembre 2019, la scrittrice e giornalista freelance italo-siriana Asmae Dachan è stata ospite presso la scuola Cotugno Carducci Giovanni XXIII per incontrare i ragazzi e le ragazze della III F e della III A del plesso Carducci.

Nata ad Ancona nel 1976, da genitori siriani, Asmae Dachan Dal 2016 lavora come freelance per diverse testate regionali e nazionali, tra cui il settimanale Panorama e il quotidiano Il Fatto Quotidiano, Antimafia2000, Avvenire e The Post Internazionale. Ha pubblicato romanzi e libri di poesie. Il suo ultimo romanzo è Il silenzio del mare pubblicato dalla casa editrice Castelvecchi a ottobre 2017. Ha vinto numerosi premi giornalistici per i suoi reportage sulla Siria. Il 2 giugno 2019 è stata insignita del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

Si è presentata agli studenti e ai professori presenti con grande semplicità e disponibilità, accompagnata dalla professoressa Pia Olivieri, che ha curato la presentazione del suo libro presso la Biblioteca comunale di Corato.

Asmae ci ha raccontato con parole semplici e intense di una guerra, quella siriana, che dura ormai da troppo tempo e che ha devastato profondamente quel paese meraviglioso che era la Siria.

Ci ha mostrato foto e video rubati nel corso di un suo reportage che risale al 2014 e che ci riportano immagini di città lacerate dai bombardamenti, città che un tempo erano ricche di giardini rigogliosi, di scuole echeggianti di grida festose di bambini, di strade, vicoli, piazze rumorose di quotidianità, di donne che chiacchierano fuori dai negozi impacciate dalle buste della spesa, di ragazzi in bicicletta noncuranti del vento tra i capelli, di clacson di auto bloccate da un ingorgo, di cartelloni pubblicitari, di fontane guizzanti e giocose.

Quella quotidianità non anima più le strade di Aleppo o di Damasco.

Della scuola materna, che un bombardamento ha sbriciolato al suolo, è sopravvissuta ostinatamente una parete verdina su cui sventolano, come nostalgiche bandiere, disegni semplici ed elementari che rimandano agli occhi dello spettatore attento il gesto di una piccola manina, che una mattina con un pezzetto informe di nastro adesivo aveva attaccato al muro della sua classe di scuola materna quel disegno. La guerra non risparmia le scuole, nemmeno quelle brulicanti di bambini: quando la bomba è caduta, erano tutti lì, a scuola, insieme alle loro maestre. Questa fotografia, realizzata e raccontata da Asmae, ha suscitato in molti di noi un’emozione intensa. Così come quella della scuola improvvisata in una vecchia fabbrica dismessa, in cui una maestra che non si arrende ogni mattina continua a fare lezione a una decina di bambini di età diverse. I banchi e le panche, recuperati dalle macerie del vicino edificio scolastico, sono scheletri in ferro: le coperture in legno che li ricoprivano hanno alimentato il fuoco che ha riscaldato quella maestra ed i suoi alunni nelle fredde mattine d’inverno.

Asmae ci ha mostrato un video di Aleppo ripresa da un drone, confrontandolo a quello degli stessi luoghi della città così come erano prima della guerra. E questo confronto ci ha sconcertati: siamo abituati alle immagini delle città distrutte dai bombardamenti ma non riusciamo ad immaginarle quelle stesse città come erano prima della violenza della guerra, così simili alle nostre città.

Un’altra immagine che ci ha emozionato profondamente è stata quella della tendopoli dei bambini orfani: qui vivono, anzi, sopravvivono i bambini che hanno perso tutti i loro cari nella guerra. Non hanno acqua corrente e devono prenderla da un pozzo mentre la corrente elettrica è fornita da due generatori. Asmae ha trascorso con loro una notte e due giorni e ci ha raccontato che la notte è scura, illuminata da poche stelle, come se anche le stelle volessero fuggire da lì.

La Siria si affaccia sul nostro Mediterraneo ed è a poche ore di volo dall’Italia: non è lontana da noi eppure abbiamo creato una distanza incolmabile da questi luoghi e da questa guerra.

Oggi abbiamo avuto l’occasione irripetibile di attraversare il Mediterraneo e di sentire un po’ più vicina la Siria e la sua popolazione, grazie ad un incontro, quello con Asmae Dachan, che non potremo dimenticare facilmente.

di Stefania Carbonara

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