Il bello nel covid/2

Impastare la massa

IL CORRIERE DELLE RELIGIONI

Il primo ventennio di questo secolo è stato caratterizzato da una “terza guerra mondiale”: una nuova pandemia. Una pandemia che ci obbliga a scegliere percorsi di riflessione e condivisione cercando di interpretare insieme i segnali che meglio emergono in questo periodo. In particolare abbiamo dato al calcio meno importanza incrementando la lettura dei libri e dei giornali, e abbiamo incentivato la digitalizzazione e l’alfabetizzazione informatica lanciando lo smart working dando così un forte impulso all’ e-commerce.

Abbiamo capito cosa è e cosa non è l’Europa, chi è nostro amico e chi no. Abbiamo fatto capire ai politici che la sanità pubblica va rivista in molti dei suoi aspetti.
Abbiamo scoperto il piacere della sana cucina casalinga dilettandoci con le ricette della nonna. Abbiamo riscoperto il giardinaggio e l’affetto per i cani, che ci hanno dato la possibilità all’occorrenza di fare brevi uscite. Abbiamo responsabilizzato la maggioranza dei cittadini all’osservanza delle norme, e abbiamo imparato a fare la fila in modo ordinato e a lavarci le mani.

Che strano tempo è stato e continua ad essere. Un tempo per apprezzare il valore della vita che risulta il valore assoluto da salvaguardare, un tempo in cui molti hanno recuperato il senso della presenza di Dio. La preghiera infatti ci da’ l’opportunità di riscoprire la bellezza e l’essenza del vivere e soprattutto la tanto desiderata pace del cuore.

Infine un tempo per i genitori per stare con e ascoltare i figli e per i figli finalmente ritrovarsi in casa con i genitori e parlare con loro, dopo i tempi della fretta per lavoro. Di fronte ad un nemico invisibile, ci sentiamo improvvisamente indifesi pertanto credo sia utile darsi tutti una mano per riuscire a combattere la pandemia.

Morena De Astis, 2B

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