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I teatri al tempo del covid

Il teatro, il museo e il cinema sono punti di incontro tra persone che non si conoscono che condividono le stesse emozioni: grandi assenti ormai da un anno.  

Teatro di Ruvo. Foto: Ruvesi.it

A Ruvo di Puglia, come in tutta Italia, i teatri sono stati chiusi a causa del virus Sars-Cov2, per più di 8 mesi. Chissà come si sta svolgendo la situazione “Dietro le quinte”?  Intervistiamo coloro che questa realtà l’hanno vissuta “sulla loro pelle”.

“All’inizio questo periodo non è stato male perché ognuno di noi ha avuto un po’ di tempo per sé, però, quando tutto è ricominciato a vivere, è stato parecchio forte e pesante. Perché le realtà simili alle nostre hanno aperto e noi no. Non è stato tanto il fermarsi, ma è stato più forte non progettare, perché il nostro lavoro è progettare qualcosa per il pubblico. Per me il teatro è l’arte dell’incontro perché il teatro esiste grazie allo spettatore e all’attore e se è assente uno dei due non esiste questo incontro e la pandemia ha colpito soprattutto questo lato. È venuto meno anche l’incontro nei laboratori, quindi con chi vuole fare teatro. Ci è mancato tutto questo.” (Paolo Gubello attore, autore, formatore)

“Nella prima fase ho vissuto l’esperienza della chiusura teatri come un’occasione di riflessione. Malgrado le attività ordinarie siano state impraticabili o realizzate solo in modalità digitale, il periodo si è rivelato davvero molto intenso. Da un lato ho dovuto far fronte alle necessità di carattere emergenziale dei collaboratori della compagnia e della compagnia stessa, dall’altro ho sviluppato un’attività progettuale articolata e complessa (progetti E.U. di cooperazione internazionale, progetti nazionali e regionali)” (Giulio De Leo coreografo, direttore artistico del progetto danza di “Talos Festival” e del progetto “Le Danzatrici, archeologia del gesto contemporaneo”).

“Io all’inizio della pandemia ho capito subito che era una cosa molto grave e lunga. Ho vissuto questo periodo come un momento da dedicare a noi stessi ed è stato bello questo lato della situazione, dall’altro è stato spaventoso. A me il teatro è mancato molto, ma in questa mancanza io ho capito che il teatro è una passione molto forte; non mi è mancato solo questo, anche il contatto con il pubblico, con gli attori e tutti i dipendenti. Mi è mancato il teatro stesso” (Katia Scarimbolo responsabile e direttrice del teatro comunale di Ruvo di Puglia)

Come abbiamo capito questo lato della pandemia è stato un po’ sottovalutato. Il teatro per chi ci lavora è davvero un forte amore che in questo periodo è stato fermato. Speriamo di poter ritornare al più presto a teatro perché non è solo un lavoro, ma è emozione, passione e vita.

Marialuisa Barile 1Cs, redazione