Caro Diario… 3

Ruvo di Puglia (casa mia), 7 maggio 2020

Caro diario,

è molto tardi e ho appena finito i compiti, ma voglio parlarti di una frase di Giordano Bruno che ho trovato su internet e che ha catturato la mia attenzione.

La frase è questa: “Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi. Non è la materia che genera il pensiero, è il pensiero che genera la materia”.

Sono stato a pensare a lungo a queste parole, con riferimento al particolare momento che stiamo vivendo. Se siamo noi la causa di noi stessi, vuol dire che questa situazione ce la siamo cercata, ce la siamo creata con le nostre mani. Ci assale la paura per il contagio e i tanti morti e dimentichiamo che, proprio perché siamo “divini” come scrive Giordano Bruno, così come abbiamo creato il problema, possiamo risolverlo, cioè possiamo modificare il corso degli avvenimenti. È un po’ come dire che l’uomo è artefice del proprio destino.

Nella situazione attuale, come potrei io, ragazzo di 12 anni, cambiare il corso degli avvenimenti? Se io mi attengo alle regole e non esco di casa, o quando esco osservo tutte le precauzioni per evitare il contagio, ma tanti altri non lo fanno, non sarò stato capace di cambiare un bel niente. Anzi, il cattivo comportamento degli altri potrebbe costringermi a rimanere a casa più tempo. Certo, posso sempre dire che, “non sono stato capace di cambiare il mondo, ma almeno avrò fatto la mia parte”.

Poi c’è quell’ultima frase che dice che non è la materia che genera il pensiero, ma viceversa. Questo mi fa pensare a ciò che ho ascoltato oggi da un video su Giovanni Boccaccio. Lui scrive il Decamerone a partire da uno scenario orribile come è quello della “morte nera”, ma reagisce al male con il racconto, alla separazione sociale che si viene a creare con l’unione di dieci giovani in una villa in campagna. Essi raccontano l’umanità come era prima del brutto momento e come potrà ridiventare, tanto che ad n certo punto non si parla più della peste, ma di situazioni di vita reale e addirittura divertenti. Boccaccio, raccontando storie, vince la sua paura dell’ignoto e dice un grande sì alla vita.

Sarò un po’ troppo ambizioso, ma forse, senza saperlo, è quello che  cerco di fare io scrivendo il mio diario in un momento come questo.

Ora ti saluto, ma tornerò presto a scriverti.

Domenico, 2E

Precedente Questo è il tempo della sensibilità e dell'empatia. Lettera dei Genitori ai Docenti Successivo Peniseri e parole

Lascia un commento